Quale teologia per un cambiamento d’epoca?

Potrebbe essere questa la domanda alla quale tenta di rispondere il Papa con la sua lettera Motu Proprio Ad Theologiam Promovendam con la quale il primo novembre scorso ha riformato gli statuti della Pontificia Accademia di Teologia, istituzione fondata più di tre secoli fa, nel 1718, che ha per scopo lo studio delle scienze sacre e la formazione di uomini e donne ben preparate, in grado di presentare il messaggio cristiano con le categorie del nostro tempo.
Come infatti ricorda san Giovanni Paolo II “La parola di Dio non si indirizza ad un solo popolo o a una sola epoca. Ugualmente, gli enunciati dogmatici, pur risentendo a volte della cultura del periodo in cui vengono definiti, formulano una verità stabile e definitiva.
Sorge quindi la domanda di come si possa conciliare l’assolutezza e l’universalità della verità con l’inevitabile condizionamento storico e culturale delle formule che la esprimono” (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides et Ratio, 14 settembre 1998, n.95). […]
Ne abbiamo parlato con mons. Giuseppe Lorizio, presbitero e teologo italiano, docente di Teologia Fondamentale alla Pontificia Università Lateranense, attualmente direttore dell’Ufficio Cultura del Vicariato di Roma.

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Il Giubileo ci chiama a riconciliarci con la vita

Rubrica Verso il Giubileo. Prof. Giuseppe Lorizio su Roma Sette 12 Novembre 2023.

ll viandante dello spirito è chiamato ad intraprendere un cammino, in compagnia del genio ebraico di Franz Rosenzweig, così come disegnato nel suo capolavoro, che definire un “libro magico” è indicarlo come imprescindibile per la nostra (ebrei e cristiani) cultura, La stella della redenzione. Giunto a destinazione il nostro pellegrino si trova dinanzi a una “porta” che si sta schiudendo e, voltandosi indietro, si accorge di aver effettuato un percorso che dalla morte, con l’angoscia che questa fondamentale umana esperienza induce, attraverso la rivelazione dell’amore (“forte come la morte”) giunge alla vita. E la porta non si sta aprendo per farlo entrare in un tempio o santuario, bensì per condurlo ad uscirne, dopo l’esperienza di conversione che ha vissuto a contatto con la divina misericordia. Una porta in entrata il genio filosofico dell’Occidente l’aveva già indicata attraverso la scritta posta sull’architrave del tempio di Delfi. Il monito «Conosci te stesso!» era lì «a testimonianza di una verità basilare che deve essere assunta come regola minima da ogni uomo desideroso di distinguersi, in mezzo a tutto il creato, qualificandosi come “uomo” appunto in quanto “conoscitore di se stesso”. Un semplice sguardo alla storia antica, d’altronde, mostra con chiarezza come in diverse parti della terra, segnate da culture differenti, sorgano nello stesso tempo le domande di fondo che caratterizzano il percorso dell’esistenza umana: «chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita?”

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Ma la tecnica sa essere anche fonte di bellezza

di Andrea Vaccaro su Avvenire Agora 22 Ottobre 2023, in riferimento al libro di ID. e Marco Staffolani, Teleios, o i sette pregiudizi sulla tecnologia, Le Lettere, Firenze 2023.

Se c’è un principio, tra gli assi portanti della Laudato si,’ particolarmente importante per la considerazione della questione tecnica, questo è sicuramente «la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso». Si potrebbe dire addirittura che il mondo è intricato, oltre che connesso, e quando infatti l’Enciclica cerca di dirimerne le dinamiche, si assiste all’emergere di un intreccio che necessita di molta attenzione, sottile e avvincente quasi come un giallo, ove la scena del delitto è sotto gli occhi di tutti ed è il drammatico scempio ambientale. Chi è il vero colpevole di tale devastazione planetaria? Nel terzo capitolo comincia una sorta d’indagine. Il primo responsabile potrebbe apparire proprio la tecnologia nelle sue varie forme: «l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso Dna e altre potenzialità che abbiamo acquisito e ci offrono un tremendo potere».

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La costruzione della Chiesa secondo Rosmini. Un’unità di uomini guidati dal Vangelo

Di Roberto Cutaia, su Avvenire 10 Novembre, in riferimento al libro: Antonio Rosmini
Delle cinque piaghe della santa Chiesa, San Paolo. Pagine 520. Euro 35,00, testo ricostruito nella forma ultima voluta dall’Autore con saggio introduttivo e note di Nunzio Galantino, postfazione di Giuseppe Lorizio (Le piaghe di ieri e/o quelle di oggi).

Ritorna nelle librerie italiane, un classico del pensiero cristiano, l’opera più celebre del beato Antonio Rosmini (1797-1855), Delle cinque piaghe della santa Chiesa. Il testo ora ricostruito nella forma ultima voluta dal Roveretano è introdotto da un saggio del vescovo Nunzio Galantino con la postfazione di Giuseppe Lorizio (Le piaghe di ieri e/o quelle di oggi). «Un classico, sì!  Con tutti i vantaggi e gli svantaggi che comporta – spiega Galantino – L’opera di Rosmini è una di quelle spesso citate. Ma, non sempre a proposito. Anzi!». E aggiunge Galantino: «Una sua lettura superficiale difficilmente riesce a farne cogliere lo spirito, che è di amore profondo per la Chiesa. E, proprio perché spinto da questo profondo amore, Rosmini utilizza accorate parole e documentate analisi. Le une e le altre orientate a sanare le “piaghe”, che sfigurano il volto della Madre Chiesa».

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