
Mors certa, hora incerta: è la cifra dell’umano che ci interpella in queste ore, laddove disumano sarebbe il sintagma contrario mors certa, hora certa, al quale si possono ricondurre le tragiche esperienze del condannato a morte e del suicida (in fondo accomunati da un analogo destino). Le declinazioni del rapporto mors/hora sono state messe in campo da Vladimir Jankélévitch, nel suo famoso libro sulla morte (Flammarion, Paris 1977). L’incertezza dell’ora rende preziosa la vita e irreversibile il tempo e va oltre ogni intento tecnicamente programmato, in quanto ci pone di fronte alla morte come mistero.
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