la teologia “rapida”

La riflessione. Lorizio: la teologia rapida per declinare “nel frattempo” la fede oggi 9 febbraio su Avvenire

Mi sia consentito ricorrere a una metafora enogastronomica per inserirmi nel dibattito sulla cosiddetta “teologia rapida”, offrendo alcuni spunti di riflessione, che da tempo accompagnano il mio lavoro. Non sarà irriverente il riferimento al cibo-nutrimento, se si riflette sul fatto che alcune delle cose migliori e degli insegnamenti più significativi il Signore Gesù li ha offerti intorno ad una tavola imbandita. Certamente, ed è stato spiegato, non si intende con l’aggettivo “rapida” indicare la necessità di un sapere teologico frettoloso e spero non approssimativo, anche se la rapidità di per sé può giocare brutti scherzi. Tuttavia, non posso non rilevare il fatto che “teologia rapida” sia un ossimoro, che, onde non restare ingabbiato nella contraddizione, chiede di essere orientato verso il paradosso, proprio della logica della fede. https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/teologia-rapida-per-declinare-la-fede-oggi-e-pure

Un invito a riconciliarci, durante il Giubileo – video della presentazione del Libro “Vivere il Giubileo”

Pellegrinaggi, Porte Sante, indulgenze, celebrazioni eucaristiche, preghiere e confessioni. È la ricchezza spirituale che offre il Giubileo. Un tesoro da condividere con tutti, ma ancor prima da non disperdere. In che modo? La strada è tracciata da più di settecento anni, ma il rischio di perdere la rotta è sempre dietro l’angolo, soprattutto se si affronta il viaggio senza consapevolezza. … continua lettura su Romasette 16 gennaio 2025 Di Giuseppe Muolo. Un invito a riconciliarci su Romasette.it

Un cuore nuovo per aprirsi alla speranza

Di Marco Staffolani, su Coscienza 3/2024. Una cosa molto interessante delle lingue è che esse lasciano trasparire il modo di pensare della cultura che le produce. Durante lo scorso mese di ottobre 2024 ho partecipato al capitolo generale della mia congregazione (Passionisti) […] È interessante ripensare ad un episodio in cui un confratello nigeriano ha usato l’espressione inglese “I can’t learn it by heart” in merito alla sua incapacità di memorizzare un testo troppo lungo che andava declamato davanti all’assemblea. […] In italiano avremmo detto “non riesco a impararlo a memoria” […] La questione non è oziosa, e nemmeno in italiano la possiamo liquidare così facilmente perché, oltre a “memorizzare”, dobbiamo “fare i conti” (è il caso di dirlo) anche con il verbo “ricordare”. Dalla Treccani abbiamo che, mentre memorizzare è “Affidare alla memoria, acquisire in memoria” […che è usato anche in espressioni] come ti ricordiamo spesso nei nostri discorsi; e in senso più ampio: vi ricorderò nelle mie preghiere».

Questa parola chiave, cuore, la ritroviamo molto ben esaminata nell’ultima lettera enciclica, Dilexit nos, di papa Francesco, dedicata all’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo, che vorrei qui prendere come spunto su una riflessione alla fine (e all’inizio) dell’anno del calendario, momento di spartiacque in cui prendersi un tempo per riflettere…

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Giubielo della speranza e fede nel purgatorio

di Giuseppe Lorizio, su Coscienza 3/2024

Il fatto che nella nostra esistenza storica viviamo la compresenza di luci e ombre, di bene e male, di peccato e grazia, viene dalla fede cattolica, nella dottrina del Purgatorio, pensato e ritenuto come condizione anche dell’altra vita, fino al giudizio universale. Così come siamo ora, saremo
allora e il lavoro su noi stessi, che dobbiamo compiere nell’oggi, può continuare nel domani per renderci tutti, ma proprio tutti, redenti e felici.

In questa prospettiva la sofferenza, la solitudine e il dolore non costituiscono per noi un fine. Non è vero che siamo nati per soffrire, ma la sofferenza ci è data perché possiamo recuperare quella libertà che il peccato ci toglie. E dal Purgatorio si può solo andare in Paradiso, quindi si tratta di un luogo di speranza, tanto che la nostra tradizione ci invita a pregare
per le anime “sante” del purgatorio. Essere cattolici significa questo: essere profondamente umani.

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Nell’indagare sulla religiosità serve uno sguardo sociologico

Tratto da Avvenire 12 novembre 2024, prof. Roberto Cipriani

Il dibattito avviato da Luca Diotallevi sul cambiamento della cristianità e ripreso da Giuseppe Lorizio, sebbene intrigante e brillantemente condotto da entrambi gli autori, corre almeno un rischio: quello di rimanere incompleto nella sua impostazione, in quanto paga lo scotto di una limitazione intenzionalmente cercata dai due illustri studiosi, che rinunciano all’apporto della sociologia. Eppure, il primo è cattedratico della medesima disciplina ed il secondo da teologo si avvale spesso del contributo di altri saperi. Insomma, pare di intravedere in proposito una sorta di conventio ad excludendum difficilmente giustificabile. In primo luogo, perché vi è ormai tutta una letteratura consolidata sui rapporti fra teologia e sociologia che hanno in Franz-Xavier Kaufmann (scomparso all’inizio di quest’anno) il mentore principale, quale autore di un testo famoso, tradotto anche in Italia presso la Morcelliana sin dal 1974: Sociologia e teologia: rapporti e conflitti. In secondo luogo, perché la frequentazione reciproca fra le due discipline è ormai un fatto scontato, al punto da essere formalizzato nella pubblicazione di una rivista trimestrale prioritariamente dedicata alle interazioni fra approcci teologici e sociologici: Praktische Theologie. Zeitschrift für Praxis in Kirche, Gesellschaft und Kultur, attiva dal 1966.

Da noi, in Italia, la tradizione è piuttosto circoscritta, ma ha annoverato, nel tempo, una lunga schiera di sacerdoti o ex-sacerdoti che si sono mossi fra teologia e sociologia, sia pure con accentuazioni differenziate. Per di più, l’ambito delle scienze della religione collegate alla sociologia si è ormai esteso sino ad includere le discipline bibliche.

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