Manzoni fa discutere ancora!

Fede e Letteratura, il caso Manzoni a 150 anni dalla morte – Evento alla Pontificia Università Lateranense. Relatori Card. Ravasi, prof. Jacomuzzi. Introduce prof. Chiarazzo Uff. Scuola, Conclusioni prof. Lorizio 10 Ottobre 2023
Un autore e un romanzo che continuano a parlare a ogni uomo, non solo per la lingua italiana d’eccellenza ma anche e soprattutto per i contenuti universali. Sebbene pubblicato nel 1827, “I promessi sposi” risultano infatti essere «una testimonianza letteraria e di vita che interpella tutti, non solo i credenti». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis ha definito la più celebre opera manzoniana nel suo saluto che ha aperto “Fede e letteratura: il caso Manzoni a 150 anni dalla morte”, l’appuntamento formativo.. Continua lettura su Romasette.it

Manzoni, in dialogo tra fede e letteratura

[…] Tutti abbiamo incrociato l’opera dell’autore milanese sui banchi di scuola e non possiamo dimenticare figure emblematiche come don Abbondio, la monaca di Monza, l’Innominato, il cardinale Federico e ovviamente Lucia, Agnese e Renzo – riflette monsignor Giuseppe Lorizio, direttore dell’Ufficio diocesano per la cultura -. Ma questo ricordo è quello di un peso che nostro malgrado abbiamo dovuto portare o di una ricchezza che abbiamo acquisito?  [… il prof. Chiarazzo aggiunge] «tutta l’opera manzoniana, in quanto parte essenziale del ricco patrimonio storico-culturale italiano, è uno strumento straordinario per cogliere una specifica modalità di declinare i valori che promanano dalla tradizione cristiana, e per riflettere in termini essenziali sul rapporto tra letteratura e fede».

Continua lettura su Romasette.it 5 Ottobre 2023 (articolo di Michela Altoviti)

Il magistero dell’alterità e le visioni dell’umano

Una riflessione a partire da due casi di attualità, la morte della scrittrice Michela Murgia e il libro del generale Vannacci. Il compito del teologo. (Di Giuseppe Lorizio su Romasette.it 29 Agosto)

Nelle ultime settimane abbiamo assistito, e stiamo ancora assistendo, nel nostro Paese, a quello che potremmo chiamare uno “scontro di civiltà”, in cui è centrale la visione dell’uomo che le posizioni alternative propongono. Come credenti nel Dio di Gesù Cristo possiamo restare spettatori di tale conflitto, magari in attesa di salire sul carro del vincitore? La posta in gioco è troppo alta perché possiamo decidere di non giocare restando ai bordi del campo: si tratta dell’umano, che sta tanto a cuore al Dio che adoriamo e invochiamo. continua lettura su RomaSette.it