Fare cultura sul territorio (romano) e lavorare in rete

Le linee operative dell’Ufficio diocesano (romano) nato con la In Ecclesiarum communione. Il direttore Lorizio, docente di Teologia alla Lateranense: «Il nostro slogan? Una frase della Evangelii gaudium: “La grazia suppone la cultura”».

Il documento programmatico è pronto, e c’è anche una sorta di “slogan” per l’impegno appena iniziato, tratto dal numero 115 della Evangelii gaudium di Papa Francesco: «La grazia suppone la cultura». È il “biglietto da visita” del neonato Ufficio diocesano per la cultura, una delle novità della costituzione apostolica “In Ecclesiarum communione” che il Santo Padre ha emanato il 6 gennaio scorso sull’ordinamento del Vicariato di Roma. A dirigerlo, dal 1° marzo, è monsignor Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Lateranense, coadiuvato dal vicedirettore padre Marco Staffolani, passionista.

Continua la lettura dell’articolo Di Angelo Zema su RomaSette 3 Maggio 2023

Per una pastorale della cultura

«Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri» (Antonio Gramsci).

«Omne verum a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est» (Summa Theologiae, I-II, q.109, a.1, ad I).

La nuova costituzione apostolica di papa Francesco, In ecclesiarum communione, all’art. 33, di fatto istituisce l’«ufficio cultura» presso il Vicariato di Roma. Si tratta di una novità in quanto il precedente analogo documento di san Giovanni Paolo II, Ecclesia in urbe del 1998, non prevedeva tale organismo. Di fatto, quando presente, l’attenzione alla cultura viene spesso accorpata ad altre istanze quali quella della pastorale universitaria e scolastica o quella della comunicazione (come, ad esempio, nell’attuale commissione CEI), mentre nella diocesi milanese il vicario della cultura si occupa anche di carità, missione e azione sociale.

continua la lettura dell’articolo di Giuseppe Lorizio su settimananews.it 4 maggio 2023

Lorizio: portiamo la forza del Vangelo «nel cuore delle relazioni umane»

Da Avvenire. Roma 19 Aprile 2023. di Mimmo Muolo

Intervista al primo responsabile dell’Ufficio cultura appena costituito dal Pontefice nella diocesi di Roma «Il luogo del sapere teologico è la città e la Chiesa che in essa vive». Le direttive del Papa? Il primato dell’evangelizzazione

La recente costituzione apostolica In ecclesiarum communione, con la quale il Papa ha riformato il vicariato di Roma, ha tra le sue novità l’istituzione di un Ufficio della cultura, il cui responsabile è il teologo Giuseppe Lorizio, ordinario di teologia fondamentale all’Università Lateranense.

Monsignor Lorizio, perché un teologo a dirigere l’Ufficio cultura della diocesi di Roma?

Perché il luogo del sapere teologico non è l’università o la struttura accademica, ma la città e la chiesa che in essa vive. Si tratta di portare la forza del Vangelo nel cuore delle relazioni umane, anche quelle di carattere culturale, onde favorire una fede adulta e pensata ed essere espressione di quella Chiesa ospitale e in uscita che è al centro del magistero di Papa Francesco. Personalmente da più di un ventennio rifletto sulla teologia nella e per la città e ne parlo in diverse mie pubblicazioni. Per me è arrivato il momento di mettere alla prova del reale e verificare quelle acquisizioni teoriche. Si tratta di una sfida affascinante, ma anche rischiosa, perché il termine “cultura” non gode di buona fama negli ambienti ecclesiastici.

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Riforma di strutture e vita della Chiesa, logica bellica, nuova alleanza

SAPERE IL PESO DELL’ELEFANTE (E LA DIREZIONE DA MANTENERE)

di GIUSEPPE LORIZIO su Avvenire 15 Aprile 2023

L’immagine che mi viene in mente mentre penso alla curia vaticana e alle sue strutture, nonché al vicariato di Roma, nel quale da alcune settimane offro il mio servizio come responsabile dell’ufficio della cultura, è quella dell’elefante. Difficile muoverlo e guidarlo. Intanto bisogna indicargli la direzione giusta e in questo Papa Francesco è chiaro e determinato, così come i suoi collaboratori. Tale direzione è l’evangelizzazione di una società ormai scristianizzata, soprattutto in Occidente. Egli rinviene nelle popolazioni indigene di altre culture semi del Verbo che noi spesso ignoriamo. E tuttavia mi piace pensare al nostro contesto non tanto, forse anche, come post-cristiano, ma soprattutto come pre-cristiano. Non siamo ancora cristiani! L’annunzio dovrà riguardare tutti noi, proprio mentre l’ortodossia sta per festeggiare il giorno di Pasqua, il prossimo 16 aprile. Ascolteremo insieme l’annunzio del “Cristo è risorto!”. Il grido-annunzio, accompagnato dall’avverbio “veramente”, che potrebbe addirittura sembrare una esclamazione (in napoletano “ma ‘o ver!”), da secoli risuona nella cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca e le iniziali XB si leggono in quel contesto sulle uova colorate che le persone si scambiano insieme agli auguri. Tale proclama veniva a rompere il grigiore della dittatura sovietica, durante il lungo inverno comunista; oggi ci auspichiamo possa infrangere l’adesione dei credenti alla logica bellica, perché il dono del Risorto è la pace. Ma anche quello russo è un elefante, che speriamo riesca a scorgere il senso della giusta direzione verso cui orientarsi. Oggi nessuno, né oriente ortodosso russo, né occidente vuoi cattolico che protestante, può dirsi ancora cristiano, soprattutto finché continua questa assurda guerra. La Pasqua chiede conversione da parte di tutti e di ciascuno. Ne saremo capaci?

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Il duplice ordine di conoscenza nella prospettiva della teologia fondamentale

Prof. G. Lorizio – 18 Aprile 2023 dalle ore 17:10 alle ore 18:40 in diretta via Zoom e YouTube (link su sito – Ateneo Pontificio Regina Apostolorum)

Una delle sfide più inquietanti poste in essere rispetto alla società e alla religione è senz’altro quella del fondamentalismo. Un esempio fra tutti, relativo al rapporto fede/scienza, lo rinveniamo nella rappresentazione cinematografica di God’s not dead, dove al fondamentalismo ateo-scientista del docente si contrappone in maniera virulenta la fede cieca dello studente, che cerca di interpretare tematiche cosmologiche e fisiche col ricorso alla Scrittura.

La dottrina cattolica, espressa nell’orizzonte del “duplice ordine di conoscenza” (Concilio Vaticano I) costituisce e rappresenta un criterio fondamentale per orientare il rapporto fra la prospettiva credente e i diversi saperi che cercano, ciascuno a suo modo, di interpretare il reale. Si pone così una distinzione imprescindibile fra due dimensioni costitutive della rivelazione, quella che concerne il cosmo e l’uomo e quella che si sviluppa e realizza nella storia della salvezza. Così come, attraverso la metafora delle due ali, l’enciclica Fides et ratio, di cui nel 2018 celebreremo il ventennale, disegna il rapporto armonico ma non inclusivo fra la fede e la ragione. Si tratta di evitare accuratamente sia di includere il primo termine nel secondo, adottando in maniera più o meno implicita una prospettiva fideistica, sia viceversa il secondo nel primo, giungendo a posizioni di razionalismo estremo.

Rapportato al rapporto fede/politica, il tema può essere sviluppato a partire dal detto di Gesù di Nazareth: “Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio”, che costituisce il fondamento e la radice di un’autentica laicità, sia in campo scientifico, che in campo politico, in quanto preserva quell’autonomia delle realtà mondane, di cui parla la Gaudium et spes, che le scienze sono chiamate ad indagare e le politiche ad abitare, senza separazione, né confusione. Sicché questa visione squisitamente cattolica testimonia una profonda fiducia nella ragione umana, nelle sue possibilità e nelle sue risorse, ma anche la coscienza dei suoi limiti e delle sue fragilità.

“Transcendence”: l’oltre umano

Una fantascienza affascinante, che mostra i chiaroscuri di una super intelligenza a base umana, è quella offerta da Transcendence (film del 2014, diretto da Wally Pfister). Il dottor Will Caster, interpretato da Johnny Depp, lavora nel campo dell’intelligenza artificiale, alla costruzione di una macchina che sia capace di mettere insieme «l’intelligenza collettiva» (in pratica tutte le informazioni della rete) facendo capo a una sola personalità digitale.

Il mito che si mette in campo è l’esistenza di una intelligenza «senza il sostrato della carne», o meglio senza la necessità dell’«intreccio vitale dello spirito con il suo corpo». Diremmo teologicamente un Logos senza sarx…. continua lettura di Marco Staffolani su SettimanaNews.it 12 Aprile 2023

Nella voce la terra e il cielo

Quando la carne prende la parola. Per una teologia inquieta della voce (Cittadella editrice, pagine 378, euro 23,90), è il titolo del libro in uscita con cui il teologo Sergio Gaburro pone a tema l’urgenza del dialogo fra la fede e società. La necessità di «uscire dal recinto ecclesiale per seguire la mobilità del logos cristiano» spogliandolo dei paramenti liturgici di cui è stato rivestito. Qui proponiamo una sintesi della prefazione di Giuseppe Lorizio [apparsa su Avvenire Agorà del 6 Aprile 2023)

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