
La reclusione forzata di questi giorni ci costringe a cambiare il nostro rapporto con la rete e con i mezzi informatici. Salutare i nipoti, ordinare la pizza, riscuotere la pensione, sostenere l’esame di tesi, cantare il nostro essere italiani… ogni azione è passata attraverso un canale digitale prima di arrivare al suo destinatario umano. E se questo virtuale ci ha permesso nel tempo della precarietà di supplire all’incontro reale, abbiamo compreso quanto il reale sia specifico e caratteristico del nostro essere umani.
Anche il tempo libero è passato in modo differente. La passeggiata quotidiana, quella che ci permetteva di evadere dalle quattro mura (e forse anche dalle nostre relazioni familiari non perfette) si è trasformata nelle navigazioni web più disparate. Ci siamo accorti che la rete è un grande supermercato pieno di ogni bene (virtuale) e che pur avendo tanto tempo a disposizione per l’esplorazione del www, questo non bastava comunque.
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