Un invito a riconciliarci, durante il Giubileo – video della presentazione del Libro “Vivere il Giubileo”

Pellegrinaggi, Porte Sante, indulgenze, celebrazioni eucaristiche, preghiere e confessioni. È la ricchezza spirituale che offre il Giubileo. Un tesoro da condividere con tutti, ma ancor prima da non disperdere. In che modo? La strada è tracciata da più di settecento anni, ma il rischio di perdere la rotta è sempre dietro l’angolo, soprattutto se si affronta il viaggio senza consapevolezza. … continua lettura su Romasette 16 gennaio 2025 Di Giuseppe Muolo. Un invito a riconciliarci su Romasette.it

Un cuore nuovo per aprirsi alla speranza

Di Marco Staffolani, su Coscienza 3/2024. Una cosa molto interessante delle lingue è che esse lasciano trasparire il modo di pensare della cultura che le produce. Durante lo scorso mese di ottobre 2024 ho partecipato al capitolo generale della mia congregazione (Passionisti) […] È interessante ripensare ad un episodio in cui un confratello nigeriano ha usato l’espressione inglese “I can’t learn it by heart” in merito alla sua incapacità di memorizzare un testo troppo lungo che andava declamato davanti all’assemblea. […] In italiano avremmo detto “non riesco a impararlo a memoria” […] La questione non è oziosa, e nemmeno in italiano la possiamo liquidare così facilmente perché, oltre a “memorizzare”, dobbiamo “fare i conti” (è il caso di dirlo) anche con il verbo “ricordare”. Dalla Treccani abbiamo che, mentre memorizzare è “Affidare alla memoria, acquisire in memoria” […che è usato anche in espressioni] come ti ricordiamo spesso nei nostri discorsi; e in senso più ampio: vi ricorderò nelle mie preghiere».

Questa parola chiave, cuore, la ritroviamo molto ben esaminata nell’ultima lettera enciclica, Dilexit nos, di papa Francesco, dedicata all’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo, che vorrei qui prendere come spunto su una riflessione alla fine (e all’inizio) dell’anno del calendario, momento di spartiacque in cui prendersi un tempo per riflettere…

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Giubielo della speranza e fede nel purgatorio

di Giuseppe Lorizio, su Coscienza 3/2024

Il fatto che nella nostra esistenza storica viviamo la compresenza di luci e ombre, di bene e male, di peccato e grazia, viene dalla fede cattolica, nella dottrina del Purgatorio, pensato e ritenuto come condizione anche dell’altra vita, fino al giudizio universale. Così come siamo ora, saremo
allora e il lavoro su noi stessi, che dobbiamo compiere nell’oggi, può continuare nel domani per renderci tutti, ma proprio tutti, redenti e felici.

In questa prospettiva la sofferenza, la solitudine e il dolore non costituiscono per noi un fine. Non è vero che siamo nati per soffrire, ma la sofferenza ci è data perché possiamo recuperare quella libertà che il peccato ci toglie. E dal Purgatorio si può solo andare in Paradiso, quindi si tratta di un luogo di speranza, tanto che la nostra tradizione ci invita a pregare
per le anime “sante” del purgatorio. Essere cattolici significa questo: essere profondamente umani.

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Nell’indagare sulla religiosità serve uno sguardo sociologico

Tratto da Avvenire 12 novembre 2024, prof. Roberto Cipriani

Il dibattito avviato da Luca Diotallevi sul cambiamento della cristianità e ripreso da Giuseppe Lorizio, sebbene intrigante e brillantemente condotto da entrambi gli autori, corre almeno un rischio: quello di rimanere incompleto nella sua impostazione, in quanto paga lo scotto di una limitazione intenzionalmente cercata dai due illustri studiosi, che rinunciano all’apporto della sociologia. Eppure, il primo è cattedratico della medesima disciplina ed il secondo da teologo si avvale spesso del contributo di altri saperi. Insomma, pare di intravedere in proposito una sorta di conventio ad excludendum difficilmente giustificabile. In primo luogo, perché vi è ormai tutta una letteratura consolidata sui rapporti fra teologia e sociologia che hanno in Franz-Xavier Kaufmann (scomparso all’inizio di quest’anno) il mentore principale, quale autore di un testo famoso, tradotto anche in Italia presso la Morcelliana sin dal 1974: Sociologia e teologia: rapporti e conflitti. In secondo luogo, perché la frequentazione reciproca fra le due discipline è ormai un fatto scontato, al punto da essere formalizzato nella pubblicazione di una rivista trimestrale prioritariamente dedicata alle interazioni fra approcci teologici e sociologici: Praktische Theologie. Zeitschrift für Praxis in Kirche, Gesellschaft und Kultur, attiva dal 1966.

Da noi, in Italia, la tradizione è piuttosto circoscritta, ma ha annoverato, nel tempo, una lunga schiera di sacerdoti o ex-sacerdoti che si sono mossi fra teologia e sociologia, sia pure con accentuazioni differenziate. Per di più, l’ambito delle scienze della religione collegate alla sociologia si è ormai esteso sino ad includere le discipline bibliche.

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La speranza di apre a noi attraversando la Porta Santa

Come viviamo nel nostro contesto? È forse il nostro tempo più calamitoso rispetto al passato? La domanda non è oziosa, e non prevede solo di organizzare politiche volte al bene dei cittadini, e non soltanto di mitigare le condizioni del clima, dell’inquinamento, delle risorse energetiche e delle politiche militari. Essa è anche un quesito teologico.

In Lc 18,7-8, con riferimento all’escatologia, dopo che Gesù ha asserito unilateralmente a quanti lo ascoltavano di lasciare ogni dubbio sulla fedeltà di Dio, (non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?), rivolge l’inquietante ma profondo appello alla libertà umana: Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? domanda terribile perché mette in scacco ogni automatismo e merito di salvezza, che si ottiene appunto per fede.

E ancora, un’altra affermazione, più confortante rispetto alla prima, ci riporta ai doni del passato, alla Sua presenza, in carne ed ossa, in mezzo a noi e alla promessa di rimanere con noi sempre. Tale presenza, mediata dallo Spirito, ci dispone a vivere l’attesa del ritorno glorioso del Figlio rendendo ragione della speranza che è in noi (1Pt 3,14). La speranza si apre allora innanzi a noi attraversando la porta Santa, contemplando la figura del figlio di Dio Bambino che si fa carne, e riflettendo che Questi è lo stesso che verrà a giudicarci alla fine dei tempi.

Il monito può trasformarsi finalmente in accorato consiglio: “Non temere!”. È Lui il nato, il morto e il risorto, per noi. Potremo fare fatica a riconoscerlo, potremo vivere il senso di colpa per i nostri peccati e comprendere il male arrecato a noi e agli altri. Ma Lui stesso ci spinge ad uscire dal nostro ego, a credere che è Lui la Speranza, più grande dei nostri limiti e dei nostri no.

La speranza si configura come un’insopprimibile punta di “irrazionalità”, illuminata di fede, anelante di provvidenza, ansiosa dell’eterno, che ci spinge a ricordare e riproporre nell’oggi, tutte quelle volte in cui nella Scrittura, a tanti amici di Dio, è proprio chiesto di “non avere paura” quando avrebbero tutte le ragioni di questa terra per farlo. E allora perché “non avere paura”?

Perché Egli è passato “dentro la storia” fino al suo punto più basso, più nero, più impossibile da comprendere. Fino alla fine, fino a consumare la sua vita personale. Fino al “tutto è compiuto”. Egli ha conosciuto, e nella sua gloria rimane consapevole, di ogni difficoltà di ogni resistenza e di ogni ostacolo. E può parlare con ogni ragione all’uomo perché conosce perfettamente l’essere nel tempo e nella carne, avendo offerto sé stesso come servo di tutti, fin sulla croce. Ma ancor di più: il fondamento della speranza sono i cieli riaperti: dopo essere disceso dal suo trono regale, aver assunto la debolezza umana, attraverserà con noi ogni giorno della storia, fino alla fine della storia “di tutto”, con una presenza misteriosa, per portare al “tutto è compiuto” anche il Regno suo, e con lui i salvati e redenti, coloro che regneranno in eterno con lui.

Che il Giubileo inizi su questa terra, affronti le difficoltà che ci saranno, ma che infine si scateni nei cieli, ove quanto pregustato a fatica sulla terra, sarà lasciato a briglie sciolte nel canto eterno. Un grazie da me e da Don Pino Lorizio a tutti quanti hanno seguito questa rubrica!