di Romano Penna su Avvenire 5 Maggio

L’interpretazione della Bibbia è sempre stata un dovere e una necessità nella storia della chiesa, già da quando la Seconda Lettera di Pietro lamentava che «gli ignoranti e gli incerti travisano le Scritture» (3,16). Tra gli impegnati in
questo discernimento ermeneutico si potrebbero ricordare almeno i nomi di Agostino, Tommaso, Lutero. Ebbene una tipica discussione in merito ha caratterizzato anche gli inizi dello scorso secolo XX, di cui sono stati protagonisti due grandi nomi della ricerca esegetico-teologica dell’area germanica: Karl Barth (1885-1968), teologo riformato svizzero, e Adolf von Harnack (1851- 1930), storico ed esegeta luterano.
Proprio a loro Fulvio Ferrario, Ordinario di Dogmatica presso la Facoltà valdese di Teologia in Roma, ha dedicato un’interessante pubblicazione che ne propone un confronto…

