
Avvenire Domenica 7 Luglio. Il Meic rilancia la proposta di una Camaldoli europea. Il presidente D’Andrea: quel Codice è una base per valorizzare le differenze e favorire la coesione del sistema. Lorizio: sia aperto a tutte le confessioni cristiane e alle altre religioni. Balduzzi: recuperare la logica del dono.

È il motivo per cui il Meic, riprendendo una suggestione del cardinale Matteo Zuppi, ha pro-
posto, in un’altra tavola rotonda di ieri pomeriggio l’idea di una Camaldoli europea. «Quello che
un gruppo di intellettuali cattolici fecero tra il 1943 e il 1945, fornendo poi materiale ai Padri Costituenti – ha detto il presidente del Meic Luigi D’Andrea – bisogna ripensarlo in prospettiva europea perché l’ambizione del Codice di Camaldoli era costruire una base per la valorizzazione delle differenze e la coesione del sistema».

Tuttavia, per il teologo Giuseppe Lorizio, la Camaldoli europea «non potrà essere fatta da
soli cattolici, ma dovrà avere una presenza cristiana interconfessionale (protestanti e
Chiese orientali) ….
perché l’Europa, come diceva Giovanni Paolo II, deve respirare con due polmoni». Ugualmente importante sarebbe la presenza interreligiosa, che attinga alle radici ebraiche e tenga conto della cultura islamica e dei suoi influssi in epoca medievale». Lorizio ha anche ricordato che «la laicità l’ha inventata Gesù, quando ha detto di restituire a Cesare quel che è di Cesare, per poter dare a Dio quel che è di Dio». Frase che secondo il teologo va interpretata nel senso che «il vero culto del cristianesimo è quello delle persone e delle relazioni. Quindi – ha concluso – non possiamo dare a Dio senza sporcarci le mani per costruire una società più umana».
Anche secondo il giurista Renato Balduzzi (intervenuto prima della politologa Donatella Viola, che ha illustrato il funzionamento delle istituzioni europee) «con il Codice di Camaldoli siamo al cuore della democrazia». E anche secondo lui «la Camaldoli europea non potrà essere un gruppo di studiosi», ma dovrà ricomprendere «le libere forze sociali». In particolare, «per aiutare questa Europa, occorre coniugare ispirazione interiore e impegno civile». In questo senso bisogna tornare a una «logica del dono: dare, ricevere e restituire». Questo «aiuterebbe anche la partecipazione, poiché al posto della logica del capo, verrebbe promossa quella delle relazioni orizzontali». In definitiva una Camaldoli europea sarebbe un momento di confronto importante per tutto il Continente.
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Articolo di avvenire 7 Luglio

