Incontro del 9 Settembre presso Auditorium del santuario della Madonna del Divino Amore. “IdR nell’era della rivoluzione digitale”. Articolo di Michela Altoviti -relazionano P. Marco Staffolani vicedirettore uff. Cultura (ass. presso PUL), e prof. Fabio Pasqualetti Ordinario di Scienze della Comunicazione sociale (UPS) Continua lettura su Romasette.it 9/9/23
Una riflessione sul FILM Oppenheimer e oltre, sul futuro dell’energia e dell’umanità. di Marco Staffolani 7 Settembre 2023
Il film Oppenheimer uscito di recente nelle sale è un’ottima ricostruzione della vita del protagonista (volutamente enigmatica), del contesto bellico (americani contro nazisti, giapponesi e russi), delle decisioni infauste di usare la scienza per produrre la bomba (o meglio le bombe), della politica maccartista postbellica americana, della perenne domanda sul rapporto tra il potere delle stelle e quello degli uomini. Proviamo a delineare un percorso che dalla vita di Oppenheimer ci porti fino ai giorni nostri, attraversando … le reazioni della storia. continua lettura su SettimanaNews 7 Settembre
Relazione del Prof. Giuseppe Lorizio – XXII Corso dei Simposi Rosminiani: Antonio Rosmini e le ontologie contemporanee – Stresa 23-26 agosto 2022 È proprio il riferimento cristologico e trinitario a consentire il superamento della formula catechistica in cui Dio si identifica con «l’Essere perfettissimo, creatore e signore del cielo e della terra», determinando l’urgenza di rinominare l’Eterno, non solo alla luce dell’atto di essere, ma soprattutto in quella dell’actus amandi. Non si tratta infatti di “pensare Dio senza essere”, secondo la formula di Jean-Luc Marion, ma di adorarlo oltre l’essere, attingendo e sperimentando la sua stessa essenza, che è l’amore agapico. L’urgenza di denominare Dio assume a questo punto la forma di un rinominarLo, che alla luce dell’atto di essere, si può esprimere nel nesso fra ontologia e teologia alla luce non tanto dell’actus essendi quanto dell’actus amandi.
Verso il Giubileo, di Giuseppe Lorizio su Roma7, 3 settembre 2023
l linguaggio del Giubileo ha bisogno di essere purificato, interpretato e pensato, onde evitare equivoci madornali e visioni erronee tali da mettere in crisi la credibilità della Chiesa. Fra le parole che più si prestano ad essere equivocate emerge senz’altro il termine “indulgenza”, che ha dato origine al dramma dello scisma protestante, proprio perché uomini di Chiesa lo hanno utilizzato per fini non propriamente evangelici. Fra di loro la figura più nota è quella del padre domenicano Johann Tetzel, che nel 1516 iniziò una campagna acquisti di indulgenze, che di fatto commercializzava la misericordia divina e la grazia. A lui si attribuisce la filastrocca: «quando cade il soldin nella cassetta/l’anima vola al cielo benedetta», citata in parafrasi da Lutero nella XXVII delle sue 95 tesi: «Predicano l’uomo coloro che dicono “Appena il soldino ha tintinnato nella cassa, un’anima se ne vola via”». Avrà gioco facile un filosofo rigorosamente ateo quale JeanPaul Sartre, nella sua pièce teatrale oltremodo suggestiva intitolata Il diavolo e il buon Dio e situata proprio nel contesto del luteranesimo, dove Tetzel si esprime con queste parole: «Fratelli miei, Dio vi propone questo affare incredibile: il Paradiso, per due scudi, chi è l’avaro, chi è il sordido, che non darà due scudi per la sua vita eterna?». La Chiesa e ciascuno di noi dovrà lasciarsi provocare da queste critiche e intraprendere la via della purificazione di linguaggio e gesti che possano suscitare l’idea che si stia commercializzando la grazia. Un piccolo, ma non marginale accorgimento, sarebbe quello di evitare e vigilare perché si eviti di affiancare all’indulgenza il verbo “lucrare”. Ci chiediamo allora: è davvero possibile liberare la grazia dai lacci del mercimonio? Il canto XIX dell’Inferno dantesco contiene già una radicale critica della simonia e Michelangelo gli farà da eco col X dei suoi sonetti: «Qua si fa elmi di calici e spadee ’l sangue di Cristo si vend’a giumelle,e croce e spine son lance e rotelle,e pur da Cristo pazïenzia cade». Una sana e autentica, in quanto espressione del Vangelo, dottrina delle indulgenze va impostata proprio a partire da quella che papa Benedetto XVI, nella sua visita a Erfurt (il convento dove si formò Martin Lutero) indica come la domanda di fondo che angosciava il monaco agostiniano e coinvolge tutti noi: «“Come posso avere un Dio misericordioso?”. Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente nel cuore. Chi, infatti, oggi si preoccupa ancora di questo, anche tra i cristiani? Che cosa significa la questione su Dio nella nostra vita? Nel nostro annuncio?» (23 settembre 2011). Il volto indulgente di Dio, che la Chiesa ci chiama a percepire anche, ma non solo, nel Giubileo è la risposta a questa domanda di fondo. Di qui la necessità di pensare l’indulgenza che riceviamo, ma non acquistiamo o lucriamo, nella prospettiva del Dio di Gesù Cristo e della sua assoluta e gratuita misericordia. Purificando i nostri gesti e il nostro linguaggio potremo vivere anche in maniera ecumenica il prossimo Giubileo, secondo il proposito di papa Francesco: «Lo stile e le decisioni del Concilio di Nicea devono illuminare l’attuale cammino ecumenico e far maturare nuovi passi concreti verso la meta del pieno ristabilimento dell’unità dei cristiani. Dato che il 1700esimo anniversario del primo Concilio di Nicea coincide con l’anno giubilare, auspico che la celebrazione del prossimo Giubileo abbia una rilevante dimensione ecumenica» (discorso all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, 6 maggio 2022).
Una riflessione a partire da due casi di attualità, la morte della scrittrice Michela Murgia e il libro del generale Vannacci. Il compito del teologo. (Di Giuseppe Lorizio su Romasette.it 29 Agosto)
Nelle ultime settimane abbiamo assistito, e stiamo ancora assistendo, nel nostro Paese, a quello che potremmo chiamare uno “scontro di civiltà”, in cui è centrale la visione dell’uomo che le posizioni alternative propongono. Come credenti nel Dio di Gesù Cristo possiamo restare spettatori di tale conflitto, magari in attesa di salire sul carro del vincitore? La posta in gioco è troppo alta perché possiamo decidere di non giocare restando ai bordi del campo: si tratta dell’umano, che sta tanto a cuore al Dio che adoriamo e invochiamo. continua lettura su RomaSette.it
Nei tempi odierni, in cui la nostra fisica riesce a trovare le leggi «intessute» nello stesso spazio-tempo, che Einstein ci ha insegnato essere «relativo», nasce la domanda tipica dei filosofi che cercano di scrutare sotto la superficie della realtà, se possiamo interrogarci su un creatore proprio a partire dai risultati scientifici. Di Marco Staffolani, continua su settimananews.it del 9 Agosto 2023
Sta facendo discutere l’intervista rilasciata da Hans Zollner, gesuita, docente alla Gregoriana, consulente della Diocesi di Roma per la vigilanza sugli abusi, il 28 luglio al quotidiano Domani (p. 6).
In particolare, un passaggio cruciale interpella la teologia e chiede un ulteriore approfondimento: gli abusi troverebbero il loro humus in «una struttura gerarchica investita di potere sacro, che fa sì che sacerdoti, religiosi e vescovi vengano considerati esseri superiori, non grazie a competenze personali o professionali, ma semplicemente perché ricoprono un ruolo. Questo è aggravato dal fatto che questo privilegio viene ricondotto alla sfera divina, quindi a qualcosa che sta al di là di qualsiasi giustizia terrena. Noi siamo considerati un mondo a parte e questo teologicamente è molto pericoloso perché non rispetta il pilastro del cristianesimo, cioè che Gesù Cristo si è fatto uomo accettando di sottoporsi alla giustizia terrena»…. [Di Giuseppe Lorizio, 1 Agosto 2023 Continua lettura su settimananews.it