Harry Potter, l’umanità oltre la morte

Ho accettato la provocazione del giovane autore dell’opera Harry Potter: una lettura teologica, Cittadella, 2021 (pp. 208) che mi ha chiesto una recensione per Settimana News, sotto la condizione che avessi potuto accostare la sua lettura di HP ad altri immaginari, così che ne venisse fuori un viaggio attraverso differenti istanze letterarie e cinematografiche, non tanto per perdersi nell’evocazione di un mare magnum (in modo sincretistico), quanto per confrontarci (urgentemente) con l’uomo moderno (postmoderno? neomoderno?) che sembra incapace di smettere di sognare come Bastiano, che, nella Storia Infinita, senza accorgersene, leggendo sta diventando protagonista di ciò che legge. [… Una riflessione di Marco Staffolani sulla saga e sul libro di Don Gianluca Bracalante “Harry Potter: una lettura teologica”, Cittadella, Assisi, 2021. continua la lettura su settimananwes

422esimo anniversario di Giordano Bruno

Pubblichiamo l’articolo apparso oggi su La Stampa di Vito Mancuso.

All’inizio del 1599 il cardinale Roberto Bellarmino, allora gesuita e inquisitore, oggi santo e dottore della Chiesa, offrì a Giordano Bruno la possibilità di salvarsi la vita. La condizione? Abiurare otto proposizioni tratte dalle sue opere. Da otto anni nelle carceri dell’Inquisizione, il filosofo in un primo tempo sembrò accettare, poi però rifiutò e venne arso vivo. Il rogo ebbe luogo a Roma in
Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. Perché Bruno non abiurò? Diciassette anni prima, descrivendo a una non meglio conosciuta signora Morgana B. il suo
pensiero, aveva dichiarato: «Con questa filosofia l’animo mi s’aggrandisse, e me si magnifica l’intelletto»….

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In ricordo di Mons. Clemente Riva

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Nell’anno centenario della nascita di Mons. Clemente Riva, proponiamo il suo ultimo scritto, la prefazione al volume Sapere l’uomo e la storia. Interpretazioni rosminiane, San Paolo, 1999 di Nunzio Galantino e Giuseppe Lorizio.

Fino a non molto tempo fa, la vicenda storiografica del pensiero rosminiano aveva centrato la sua attenzione preferibilmente sulla filosofia. Sicché Rosmini, sia nel mondo laico sia in quello cristiano, veniva presentato dagli studiosi prevalentemente come cultore della filosofia. Anche nell’evento della sua condanna da parte del Sant’ Ufficio risulta che le proposizioni riprovate erano sostanzialmente filosofiche, anche se, di riflesso, l’aspetto teologico del suo pensiero fosse presente.

Nel corso degli ultimi decenni ci si è dedicati anche al suo pensiero teologico. Questo è dovuto ad una “serenità” raggiunta tra gli studiosi di teologia. I quali, nelle loro riflessioni, hanno rinunziato ad assumere come punti di partenza le proposizioni condannate. C’è stato un impegno ad analizzare a fondo la sostanza del pensiero rosminiano prima di pronunciare giudizi rigorosi. Da questo atteggiamento ne è risultato una serie di scoperte teologiche del pensiero rosminiano di grande portata.

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Francesco e Benedetto: il senso delle reti gettate. di Giuseppe Lorizio

Vaticano. Francesco e Benedetto: il senso delle reti gettate

Abbiamo gettato le reti televisive e mediatiche e la prima impressione è che non abbiamo preso nulla, per cui dopo giornate di esposizione mediatica di papa Francesco e del papa emerito Benedetto, ci ritroviamo a mani vuote. Ma siamo sicuri che è proprio così? Gesù ha promesso di fare di Pietro il «pescatore di uomini», ma se noi interpretiamo questa parola, che abbiamo ascoltato domenica scorsa, nel senso del proselitismo, penso che siamo fuori strada e di molto. Questo messaggio del Maestro, invece, ci interpella e ci nutre se lo interpretiamo nel senso che Pietro deve essere pescatore di umanità. Il primo significato che ci viene in mente è quello enunciato da papa Paolo VI, per il quale la Chiesa è maestra di umanità a prescindere sia dalle sue fragilità che dal contesto in cui vive e si esprime.

continua la lettura su Avvenire.it 11 febbraio 2022 https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/francesco-e-benedetto-il-senso-delle-reti-gettate

Una lezione pastorale per tutti

Pubblichiamo l’articolo del prof. FULVIO FERRARIO Professore di Teologia dogmatica presso la Facoltà valdese di teologia di Roma, in uscita su Confronti di Febbraio 2022 (titolo originale “Senza predica“).

Recentemente nel cantone svizzero di S. Gallo un “team pastorale” ha proposto di liberarsi della predica durante le funzioni religiose.

Un esperimento “eccentrico” nelle sue forme scenografiche che, però, porta all’attenzione una problematica non nuova: è possibile trovare delle alternative alle forme di partecipazione “tradizionali” al culto?

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Video: Confessione di Lutero sulla Cena, due nuove traduzioni, incontro organizzato da Facoltà Valdese di teologia

I video dell’incontro qui di seguito: Prima parte. Interventi di Ronchi De Michelis e Cassese

seconda parte. Interventi di Ferrario, Lorizio, Sabetta, Pfannkuche

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Fondamenti (presupposti o supposti) teologici del dialogo fra Stato e Chiesa (di Giuseppe Lorizio)

Pubblichiamo l’articolo del prof. Lorizio che apparirà su “Tra Cesare e Dio. La cultura del Risorgimento a 150 anni da Porta Pia” Atti del XXI corso dei Simposi rosminiani “on-line” svolto nei giorni 24 – 27 agosto 2021, intitolato Fondamenti (presupposti o supposti) teologici del dialogo fra Stato e Chiesa.

La modernità non bussa, ma entra sicura, come la prima­vera di De André[1], penetrando in ogni fessura o “breccia” per imporsi, non senza violenza, come paradigma culturale, fi­losofico e teologico dell’esi­stenza. Ed è quanto accadde e accade, per cui il nostro trin­cerarsi in una cristianità, che ormai da tempo risulta defunta, è patetico e perdente.

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Radicalità della fede e radicalismo del pensiero. Un modello teologico nella prospettiva kerygmatico-kairologica (di G. Lorizio su Osservatore Romano)

La teologia accade solo dopo che il kairòs (tempo favorevole) si è realizzato e il kèrigma (primo annuncio) è stato proclamato. Se non intendiamo assistere impotenti al costante declino della teologia accademica che è sotto gli occhi di tutti (magari il sapere teologico sopravvivrà in altre forme), allora siamo chiamati a prendere coscienza della necessità di un sempre rinnovato e radicale aggancio del nostro teologare al momento kairologico e all’attitudine kerygmatica.

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