La fragilità dei potenti e la coscienza dei limiti

Prof. Giuseppe Lorizio su Avvenire.it 20 Luglio 2024

Le recenti guerre, in particolare in Ucraina, e la propaganda elettorale negli Usa, dopo l’attentato a Trump, chiedono con urgenza una riflessione sul rapporto tra teologia e politica.

Le recenti vicende belliche, in particolare nel conflitto Russia vs Ucraina, e quelle relative alla propaganda elettorale negli Usa, in particolare l’attentato all’ex presidente Donald Trump, chiedono con urgenza una riflessione sul rapporto teologia/politica, essendo stato evocato da parte del patriarca di Mosca da un lato e dello stesso candidato e di suoi supporter tradizionalisti dall’altro, il nome di Dio ed essendo stato assolutizzato il conflitto, ritenuto addirittura “metafisico”, con la chiamata alle armi del bene contro il male. Non è difficile rinvenire in queste posizioni una deriva totalitaria della teoria ortodossa della “sinfonia” nel rapporto Chiesa/Stato e l’origine fondamentalista-evangelicale di certe pericolose espressioni. Di fronte a questi goffi tentativi di evocare, senza invocarlo, l’Assoluto trascendente, sarà sempre necessario il riferimento alla parola di Dio che recita: «Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano» (Es 20,7). Il nostro contesto richiede una rinnovata teologia politica e il coinvolgimento dei laici nel sapere che sgorga dalla fede, affinché tali tendenze non abbiano a diffondersi anche nei nostri ambienti cattolici. L’impegno culturale dei credenti ha bisogno di riflettere sulla laicità e di attivare percorsi di pensiero all’interno dell’atto di fede e dei suoi contenuti. continua lettura su Avvenire 20 Luglio 2024



La necessità dell’inutile (teologia) tra i laici

Pubblichiamo in anteprima l’articolo del prof. Giuseppe Lorizio che apparirà sul numero di Coscienza 2-2024.

Le recenti vicende belliche, in particolare nel conflitto Russia vs Ucraina, e quelle relative alla propaganda elettorale negli USA, in particolare l’attentato all’ex presidente Donald Trump, chiedono con urgenza una riflessione sul rapporto teologia/politica, essendo stato evocato
da parte del patriarca di Mosca da un lato e dello stesso candidato e di suoi supporter tradizionalisti dall’altro il nome di Dio ed essendo stato assolutizzato il conflitto, ritenuto addirittura metafisico, con la chiamata alle armi del bene contro il male.
Non è difficile rinvenire in queste posizioni una deriva totalitaria della teoria ortodossa della sinfonia nel rapporto Chiesa/Stato e l’origine fondamentalista-evangelicale di certe pericolose espressioni….

Continua a leggere “La necessità dell’inutile (teologia) tra i laici”

La Chiesa, quattro attributi proposti dal “Credo”

Dopo aver espresso in maniera personale la fede nelle persone divine, il Credo propone al fedele l’espressione: “Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica”. Questa differenza tra la preposizione in “Credo …in Dio Padre Onnipotente, … Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, … Credo nello Spirito Santo,” non è una semplice variazione linguistica, ma ci informa della differenza tra Dio e la sua opera che è la Chiesa. Se si dicesse alla stessa maniera, “credo nella Chiesa”, la staremmo in un certo senso divinizzando, mentre la verità più profonda è che in essa abita la presenza del Risorto che l’ha voluta come la modalità per entrare in rapporto con l’umanità e legare i singoli dell’umanità tra loro: «Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini, non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire un popolo che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse» (LG 9).

Se la Chiesa non deve essere confusa con la divinità, allo stesso tempo non può essere separata dal suo Signore. Essa rimane paradossalmente pienamente visibile perché concretamente fatta da uomini, ma è anche una realtà misteriosa perché in essa è presente Dio.

Continua a leggere “La Chiesa, quattro attributi proposti dal “Credo””

Il Meic rilancia la proposta di una Camaldoli europea. (estratto da un articolo di Mimmo Muolo)

Avvenire Domenica 7 Luglio. Il Meic rilancia la proposta di una Camaldoli europea. Il presidente D’Andrea: quel Codice è una base per valorizzare le differenze e favorire la coesione del sistema. Lorizio: sia aperto a tutte le confessioni cristiane e alle altre religioni. Balduzzi: recuperare la logica del dono.

È il motivo per cui il Meic, riprendendo una suggestione del cardinale Matteo Zuppi, ha pro-
posto, in un’altra tavola rotonda di ieri pomeriggio l’idea di una Camaldoli europea. «Quello che
un gruppo di intellettuali cattolici fecero tra il 1943 e il 1945, fornendo poi materiale ai Padri Costituenti – ha detto il presidente del Meic Luigi D’Andrea – bisogna ripensarlo in prospettiva europea perché l’ambizione del Codice di Camaldoli era costruire una base per la valorizzazione delle differenze e la coesione del sistema».


Tuttavia, per il teologo Giuseppe Lorizio, la Camaldoli europea «non potrà essere fatta da
soli cattolici, ma dovrà avere una presenza cristiana interconfessionale (protestanti e
Chiese orientali) ….

Continua a leggere “Il Meic rilancia la proposta di una Camaldoli europea. (estratto da un articolo di Mimmo Muolo)”